Giovedì scorso, presso la Sala studio della Residenza ‘Mazzei’ della sede ADISU Puglia di Foggia, lo spettacolo di intrattenimento formativo dell’Associazione Musicale e Teatrale ‘Amlet’

Si è svolta giovedì scorso, presso la residenza universitaria ‘Marina Mazzei’ di Foggia la serata ‘Universabili’, un progetto dell’ADISU Puglia per l’integrazione degli studenti.

L’evento, di intrattenimento musicale e formativo, è stato introdotto da Francesca Bitetto, docente Università degli Studi di Bari – Dipartimento di Scienze Politiche, e animato da Marcello Vitale, dell’Assessorato regionale al Diritto allo Studio e alla Formazione e dagli artisti Enzo Granella (chitarra e cori) e Roberto Piccirilli (al violino).

L’evento è stato programmato dall’ADISU Puglia, nell’ambito delle iniziative che favoriscono la condivisione e la partecipazione attraverso attività culturali e ricreative, per promuovere la socialità nelle strutture residenziali universitarie e contribuire efficacemente al processo di crescita formativa, di benessere e miglioramento della qualità di vita degli studenti.

A tal proposito l’Agenzia ha fatto propria l’idea dell’organizzazione di volontariato ‘Associazione Musicale Ludica e Teatrale Amlet’, che ha presentato il progetto ‘Universabili – Festa dell’Accoglienza’, finalizzato a mettere in scena, presso la sede ADISU Puglia di Foggia, uno spettacolo teatrale, preceduto da attività di giochi, esercizi e da un braimstorming sul tema della disabilità.

La sensibilizzazione e la piena integrazione degli studenti diversamente abili, all’interno degli spazi in cui vivono a contatto con i loro colleghi di studi, passa attraverso la conoscenza della percezione di “cosa è disabilità”: è la domanda posta agli studenti presenti all’incontro.

Queste le parole emerse nel braimstorming e annotate su un tabellone: incapacità motoria, difficoltà, barriera, bisogno, aiuto, diversità, solidarietà, sociale, cambiamento, maggiore impegno, adattamento, essere umano, politica, inclusione, ascolto, interazione, base, scambio. Tutte parole, espressioni in qualche modo legate alla domanda iniziale.

Così, data la cornice e il contesto storico e geografico, si registra che in passato la famiglia tendeva a nascondere il disabile. Oggi, grazie ad un approccio più scientifico, almeno dal punto di vista teorico, si sono fatti tanti passi in avanti e concepite e varate tante leggi.

La diversabilità è stata rivalutata all’interno di una più corretta dimensione sociale e politica, si parla sempre più frequentemente del “dopo di noi” (articolata struttura di protezione per i diversamente abili dopo la scomparsa dei genitori) e sono sorte esperienze positive come, ad esempio l’impresa sociale (per l’inserimento nelle attività agricole).

Ma, soprattutto, si è fatta strada una nuova dimensione concettuale, tradotta in una più efficace accezione semantica, che trasforma e trasporta la “disabilità” alla “superabilità”, da analizzare nel doppio significato sorpassabile/maggiormente abile.

Tuttavia non sono ancora scomparsi i pregiudizi, che impediscono, di fatto, molto spesso, l’inserimento dei diversamente abili nella società.

Così Francesca, Angelo, Andrea, Alessandra si sono passati una palla di gomma, metafora del filo conduttore della serata, per esprimere concetti che hanno aperto a nuove riflessioni sulla dimensione soggettiva, su come si sentono e come vengono percepiti i disabili, sull’ambiente nel quale vivono, importantissimo per farli uscire dal guscio o farli rintanare in casa.

La serata, ricchissima di spunti, è stata resa ancor più interessante dalle parole in musica, interpretate da Marcello Vitale, espresse dalle canzoni dell’indimenticabile Giorgio Gaber, cantautore intellettuale (famoso il “signor G” l’uomo che fa fatica a vivere e a cui crollano uno dopo l’altro i miti della giovinezza, che ha ispirato la locandina dell’evento).

I testi scelti per l’occasione parlano di libertà e partecipazione; di passato (ricordo, esperienza vissuta, storie sociali e individuali), presente (l’effimero, che passa, per chi non crede più a niente), futuro (bellissimo, una proiezione, un sogno, un desiderio da realizzare, una speranza). Ma si tratta di un futuro espropriato, di mancate tutele e di necessità di difendersi anche da soli. Per sentirsi liberi.

Ma di quale libertà parliamo? “Non ho mai visto una libertà come questa, che sgretola l’individuo” ha detto Vitale, prima di mettere in scena la storia, tratta dai versi in prosa di Giorgio Gaber “Io mi chiamo G”, di due bambini, divisi dalla condizione di ricchezza e povertà, al termine del quale viene fuori un monito: “Non insegnate ai bambini la vostra morale stanca e malata, insegnate la magia della vita”. Espressione messa in musica con un bel “giro giro tondo, cambia il mondo”, che ha concluso la bellissima serata, ricca di tanti spunti, che ha fatto riflettere tutti gli intervenuti.